Archivi tag: SemioBo

La rivincita delle mamme: il valore aggiunto dell’imperfezione

Io mi chiamo Chiara, ho un marito, due figli, un lavoro che mi piace, una casa.

Qual è la mia attività principale? Correre. […] Corro per essere una brava madre, una buona moglie, una persona affidabile nel lavoro e anche un po’ per cercare di esistere per conto mio.

Corro tanto, ma non ce la faccio mai. Sono una mamma che non ce la fa a fare tutto. Il che fa di me una mamma non proprio perfetta”.

(cit. Chiara, I puntata di Una mamma imperfetta)

Come madre, moglie e professionista, Chiara si sente inconcludente, incapace, inadeguata, sconfitta. Il suo leitmotiv è il senso di colpa. Per essere andata a prendere in ritardo i figli a scuola, per aver lasciato i piatti da lavare, per non aver cucinato e stirato, per non aver pagato in tempo le bollette, per non aver fatto il cambio degli armadi. Per, per, per. Per tutto.

Non ha soldi per fare analisi, così, decide di registrare un video-diario dove racconta la sua quotidianità e quella di Claudia, Marta e Irene, le tre amiche-madri-nonproprioperfette, con cui condivide i suoi (in)successi.

Mamma imperfetta

Una mamma imperfetta è una web serie (25 puntate da 8 minuti circa), scritta e diretta da Ivan Cotroneo, in onda tutti i giorni su video.corriere.it e che, il settembre prossimo, arriverà su Rai2.

Ironica e smaliziata, la serie prova a rovesciare – finalmente – lo stereotipo della mamma-casalinga perfetta, facendo diventare perfezione ciò che, ancora oggi, perfezione non è.

D’altra parte, sappiamo che per modificare un modello sociale radicato è necessario cambiare la nostra dieta di pubblicità, film, libri e canzoni: tutti prodotti che propinano rappresentazioni di donna, uomo, casalinga, mamma, figli, di rapporti sociali tra moglie e marito, tra datore e dipendente a cui, inconsciamente, aderiamo.

Una mamma imperfetta va nella giusta direzione. Un passo importante per cambiarci o, per lo meno, iniziare a farci accettare quello che la maggior parte di noi donne, inevitabilmente, è o sarà.

Come fa?

Semplice. Puntata dopo puntata, mette in atto una graduale normalizzazione di tutti quei comportamenti quotidiani di donne-madri-mogli giudicati inadeguati.

Obiettivo finale è la creazione di un soggetto collettivo tra Chiara, un Io che parla guardando in camera, e un Voi che sta guardando, ovvero le spettatrici al di qua dello schermo, che si sentono, così, parte di una stessa realtà, di uno stesso stato d’animo. Progressivamente, quindi, la serie riesce a costruire un Noi-mamme imperfette, che siamo perfette proprio perché siamo così come siamo.

E riesce nell’impresa, perché…finisci di leggere il mio articolo qui su Semiobo.it

Annunci

Sgretolare il mito d’eterna giovinezza: “A bocca chiusa” di Daniele Silvestri

Mi aveva commossa la performance live di Daniele Silvestri a Sanremo con la sua “A bocca chiusa” cantata insieme a Renato Vicini (interprete della lingua dei segni). Il video ancor di più.

Per questo, all’interno del progetto SemioBo– blog che usa la semiotica con intento divulgativo – ho deciso di analizzarlo. Questa la conclusione:

(…) La piccola ma grande rivoluzione di questo video non consiste solo nel contribuire a diffondere la lingua dei segni, ma anche nel tentare di sgretolare quel mito di eterna giovinezza che impera in Italia.
Lo “scandalo” è un uomo di mezza età, ormai canuto, a torso nudo, in sovrappeso e con tutti i suoi difetti sbattuti in primo piano. Viene così negato il dover essere giovani, belli, vigorosi e imbattibili imposto dalla pubblicità commerciale. L’uomo non è più un manufatto costruito ad hoc.
Di fronte a noi c’è un corpo nudo che, come raccontano le parole, figurativizza una persona inerme, fragile, stanca che, però, non rinuncia a resistere. Di fronte a noi un viso e degli occhi svelano tutto il caos emotivo, che muove dalla disperazione alla speranza, di un uomo qualunque.

Per il resto dell’analisi ti rimando all’articolo intero. Mi farebbe veramente piacere se potessi esprimermi una tua sincera opinione: il pezzo è chiaro? Il linguaggio semiotico inserito è troppo di nicchia?

Questo è un progetto che abbiamo appena avviato con l’intento ben preciso di far uscire la semiotica dall’accademia. Avere il tuo riscontro è imprescindibile! 🙂

Ecco il video

Semiotica per tutti

In Glory11 (il mio vecchio blog), scrivevo tanto. Di tutto. E ci mettevo dentro un po’ di semiotica, sì, quella di Eco e che studio a Bologna.

Dopo 3 anni Glory11 ha chiuso. Non ho scritto una virgola per parecchi mesi fino a La ricerca della serenità. Di tutt’altra natura, e aperto per motivi differenti, non dò spazio a pseudoanalisi e opinioni più o meno argomentate. Mi è sempre più difficile scrivere; scrivere di me, scrivere degli altri. Così, almeno per ora, lascio parlare chi ha già messo nero su bianco quel che sento, quel che penso.

Oggi, però, faccio un’eccezione.

È appena nato SemioBo, un blog nutrito di pezzi scritti da ragazzi (tra cui io) che frequentano un Laboratorio di Scrittura all’interno del corso di laurea magistrale in Semiotica.

SemioBo

L’idea è semplice: dimostrare come una disciplina apparentemente lontana dalla quotidianità si faccia, al contrario, sua serva e aiuti a capire un po’ meglio pubblicità, politica, attualità, cultura, sport, religione. Insomma, asciugando i testi da eccessivi tecnicismi, vorremmo solo dare qualche appiglio in più  per capire ciò che ci circonda.

L’ho già fatta troppo lunga. Il modo migliore per capire la semiotica è iniziare a leggerci, senza paura. 🙂

Ecco il primo post pubblicato: Gli spot elettorali della campagna di Centro-Destra, 2013: tra sette, film dell’orrore e hashtag, manca solo la coalizione.

Buona lettura! Commentateci, criticateci, suggeriteci come migliorare e, perché no, cosa vi interesserebbe veder analizzato.