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Votare “per la politica non come è di solito”

Non avevo ancora avuto modo di leggerlo tutto. Ora che l’ho fatto mi rendo conto che rifondare il futuro ricontestualizzando il passato non è utopia, ed è possibile farlo anche in una ventina di minuti.

Nel suo discorso, Obama ha ricucito un sogno americano con maglie che si stavano spaventosamente sfilacciando. Sono quattro pagine di speranza che batte tra un inciso e l’altro, quattro pagine in cui ha snocciolato  una costituzione.

Lo definirei un discorso di responsabilizzazione non tanto di sé, quanto dei cittadini. Splendido quando esprime l’amore per moglie e figlie, meraviglioso quando ricorda la durezza e la serietà del confronto con Romney, ringraziandolo, ma lungimirante quando si rivolge ai suoi cittadini. Non agli elettori, ma proprio a quei cittadini tutti che devono essere educati all’auto-governo (concetto quantomeno demodé): tra i nostri diritti ce n’è uno fondamentale da riportare in auge, è il diritto al dovere individuale.

E così il giorno dell’elezione non è la scelta di un “comandante in capo”, non è l’ora della deresponsabilizzazione personale, ma è una croce sulla scelta di un sistema di valori e priorità che ognuno, in prima persona, è costretto a rinnovare day by day (come direbbero là).

Stanotte avete votato per agire, non per la politica come è di solito. Ci avete eletto per concentrarci sul vostro lavoro, non sul nostro. E nelle prossime settimane e mesi, cercherò di lavorare con i leader di entrambi i partiti per rispondere alle sfide che possiamo risolvere soltanto uniti. Ridurre il deficit. Riformare il sistema fiscale. Sistemare il nostro sistema di immigrazione. Liberarci dal petrolio straniero. Abbiamo molto lavoro da fare.

Ma questo non significa che il vostro lavoro sia finito. Il ruolo dei cittadini nella nostra democrazia non finisce con il voto. Non abbiamo mai pensato a cosa l’America possa fare per noi, ma a cosa possiamo fare insieme, nel lavoro duro e frustrante, ma necessario, dell’auto-governo. Ecco su cosa siamo stati fondati.

Che altro volere ancora?

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