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Cos’è l’amore?

Ci sono tanti generi di amori quanti cuori.

(cit. Anna Karenina)

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Perdonami se ti cerco così

Perdonami se ti cerco cosí

goffamente, dentro

di te.

Perdonami il dolore, qualche volta.

È che da te voglio estrarre

il tuo migliore tu.

Quello che non vedesti e che io vedo,

immerso nel tuo fondo, preziosissimo.

E afferrarlo

e tenerlo in alto come trattiene

l’albero l’ultima luce

che gli viene dal sole.

E allora tu

verresti a cercarlo, in alto.

Per raggiungerlo

alzata su di te, come ti voglio,

sfiorando appena il tuo passato

con le punte rosate dei tuoi piedi,

tutto il corpo in tensione d’ascesa

da te a te.

E allora al mio amore risponda

la creatura nuova.

(di Pedro Salinas)

Frammenti di un discorso amoroso

Il linguaggio è una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l’altro. È come se avessi delle parole a mo’ di dita, o delle dita sulla punta delle mie parole.

Togliere le maschere

Per questo San Valentino ti consiglio di provare a fare un esperimento. Vai dall’alleato sentimentale che vorresti avere più vicino e togliti almeno alcune delle tue maschere. Rinuncia a ogni finzione. Spogliati della tua corazza emotiva e cerca di fare a meno delle tue stampelle psicologiche. Corri il rischio di metterti psicologicamente e spiritualmente a nudo come non hai mai osato fare. Hai il coraggio di rivelare le verità su te stesso che si nascondono dietro le verità di comodo, superate o simulate?

(dall’oroscopo di Rob Brezsny 14/20 febbraio 2013)

Una mia impeccabile descrizione.

Paura di soffrire

Quando noi subiamo un dolore, una sofferenza tendiamo a staccare la corda dei sentimenti, perché abbiamo l’illusione che così smetteremo di soffrire.

Ma a quel punto facciamo un’incredibile scoperta: che quella corda era anche la corda dell’amore. La corda è una sola, quando tu la stacchi non provi più niente, non soffri, ma non ami neanche più.

Quindi qual è il gesto più coraggioso che un essere umano può fare? Riattaccare la corda, accettando quindi il dolore, perché attaccandola vibrerà anche per il dolore. Ma per amore accettare di riattaccare la corda del dolore.

(cit. Massimo Gramellini a Le invasioni Barbariche, puntata del 6 febbraio 2013)

Signs of Paperman

Meravigliose somiglianze.

Quando la colpa tormenta l’anima

La colpa tormenta l’anima ogni qualvolta nasce il conflitto tra l’amore per se stessi e quello per gli altri. Questa è la sola vera fatica del vivere, che agita il nostro inconscio e turba la mente e il cuore quando emerge a livello della coscienza. Ma la sofferenza ti fa anche crescere e dà senso alla nostra piccola vita.

cit. Eugenio Scalfari

Non si può imparare ad amare

La meraviglia delle parole di Z. Bauman!

Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Zygmunt Bauman sull’argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro Cose che abbiamo in comune, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

Cos’è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?

“Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L’amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”.

Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all’infedeltà…

“Nessuno è “condannato”. Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio”.

Eppure lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.

“L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l’amore ripaga quest’attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni”.

Oggi viviamo più relazioni nell’arco di una vita. Siamo più liberi o solo più impauriti?

“Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma sono in conflitto tra loro. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano”.

Lei però è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?

“È la prospettiva dell’invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di “novità”. Quella “novità” che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta”, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso”.

Abbiamo finito per trasformare i sentimenti in merci. Come possiamo ridare all’altro la sua unicità?

“Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L’amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore. Non troveremo l’amore in un negozio. L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana”.

Forse accumuliamo relazioni per evitare i rischi dell’amore, come se la “quantità” ci rendesse immuni dell’esclusività dolorosa dei rapporti.

“È così. Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l’illusione di avere tante “seconde scelte”, che ci ricompensino dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all’altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. “L’amore esclusivo” non è quasi mai esente da dolori e problemi  –  ma la gioia è nello sforzo comune per superarli”.

In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?

“È richiesta una volontà molto forte per resistere. Emmanuel Lévinas ha parlato della “tentazione della tentazione”. È lo stato dell'”essere tentati” ciò che in realtà desideriamo, non l’oggetto che la tentazione promette di consegnarci. Desideriamo quello stato, perché è un’apertura nella routine. Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un’imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente”.

Lei però scrive: “Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte “. Ci si innamora una sola volta nella vita?

“Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può “imparare ad amare”, come nessuno può “imparare a morire”. Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento “.

Nel ’68 si diceva: “Vogliamo tutto e subito”. Il nostro desiderio di appagamento immediato è anche figlio di quella stagione?

“Il 1968 potrebbe essere stato un punto d’inizio, ma la nostra dedizione alla gratificazione istantanea e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra attitudine a vivere il presente”.

I “legami umani” in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?

“Sono stati sostituiti dalle “connessioni”. Mentre i legami richiedono impegno, “connettere” e “disconnettere” è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza”.

Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?

“Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall’inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L’esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: “Viviamo insieme e vediamo come va…”. In questo caso, anche un’incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l’oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un’altra parte “.

Il vostro è stato un amore a prima vista?

“Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c’è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere, per 62 anni”.

Imparare a soffrire, imparare ad amare

Nel vecchio blog Glory11, una volta scrissi che

imparare ad amare è possibile, ma a soffrire assolutamente no.

Sono passati un paio d’anni da quando misi quelle quattro parole nero su bianco.

Credo ancora che non siamo mai addestrati abbastanza al dolore, ma non sono più così convinta che si possa imparare l’amore.