Archivi Mensili: febbraio 2013

Voglio andare a vivere in campagna

Voglio andarmene.

Voglio vivere in una casa nella prateria con tutti loro:

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Va tutto bene

Va bene, va tutto bene. La capacità del Pd di perdere le vittorie ha raggiunto livelli talmente sofisticati che persino un tifoso del Toro si sente pervadere da ammirato stupore, ma va tutto bene. Bersani è uscito disidratato dalle urne e beve venti bicchieri d’acqua in un quarto d’ora di conferenza stampa, ma va bene, va tutto bene. Domani si dimette il Papa, il Presidente della Repubblica è in Germania, il governo chissà, e a presidiare Roma è rimasto soltanto Alemanno, ma non abbiate paura: va tutto bene (anche perché non dovrebbe nevicare). Col quattro per cento dei voti la Lega controlla le tre Regioni più importanti del Nord e minaccia di trasferirle in Carinzia, ma va tutto bene, davvero. Gli uomini di Ingroia danno colpa della débâcle all’imitazione di Crozza (ma dai, era Crozza?), però va tutto bene. Una neosenatrice dei Cinquestelle, intervistata alla radio, non sa esattamente quanti siano i componenti di Camera e Senato che vorrebbe giustamente dimezzare, ma va bene, benissimo così (magari una sbirciata a Wikipedia, la prossima volta). I tedeschi, gli unici ad avere votato per Monti (per Fini e Casini non ce l’hanno fatta neanche loro) oltre a tutto il resto pretendono di esportare la stabilità e, avendo le elezioni a settembre, potrebbero decidere che il vincente governerà loro e il perdente noi, ma credetemi: va bene, va tutto bene.

Non sono impazzito, anche se la situazione politica me ne darebbe ampia facoltà. Mi sono solo convinto che l’Italia versava in un tale stato catatonico che per rianimarla serviva un elettrochoc. Ora siamo svegli. Nella melma più nera, ma svegli. Non resta che venirne fuori, ma questa da millenni è la nostra specialità.

Gramellini magistrale come sempre!

Saggezza della nonna

Pora Italia mesa mél!

(Povera Italia messa male!)

cit. Nonna che a sua volta riporta la frase della suocera.

Semiotica per tutti

In Glory11 (il mio vecchio blog), scrivevo tanto. Di tutto. E ci mettevo dentro un po’ di semiotica, sì, quella di Eco e che studio a Bologna.

Dopo 3 anni Glory11 ha chiuso. Non ho scritto una virgola per parecchi mesi fino a La ricerca della serenità. Di tutt’altra natura, e aperto per motivi differenti, non dò spazio a pseudoanalisi e opinioni più o meno argomentate. Mi è sempre più difficile scrivere; scrivere di me, scrivere degli altri. Così, almeno per ora, lascio parlare chi ha già messo nero su bianco quel che sento, quel che penso.

Oggi, però, faccio un’eccezione.

È appena nato SemioBo, un blog nutrito di pezzi scritti da ragazzi (tra cui io) che frequentano un Laboratorio di Scrittura all’interno del corso di laurea magistrale in Semiotica.

SemioBo

L’idea è semplice: dimostrare come una disciplina apparentemente lontana dalla quotidianità si faccia, al contrario, sua serva e aiuti a capire un po’ meglio pubblicità, politica, attualità, cultura, sport, religione. Insomma, asciugando i testi da eccessivi tecnicismi, vorremmo solo dare qualche appiglio in più  per capire ciò che ci circonda.

L’ho già fatta troppo lunga. Il modo migliore per capire la semiotica è iniziare a leggerci, senza paura. 🙂

Ecco il primo post pubblicato: Gli spot elettorali della campagna di Centro-Destra, 2013: tra sette, film dell’orrore e hashtag, manca solo la coalizione.

Buona lettura! Commentateci, criticateci, suggeriteci come migliorare e, perché no, cosa vi interesserebbe veder analizzato.

Annalisa e la sua personalità da Times New Roman

Finito San Remo e delusa per la vittoria finale. Condivido ogni virgola della classica fatta dal mio amico GoodBye Zero. Qui solo un assaggio:

Elio e le storie tese – La canzone mononota: voto 8 – Comici e acuti. Musicisti sopraffini e intrattenitori egregi (vedi quando si sono presentati in versione obesa). Semplicemente geniali. Come nel 1996 finiscono secondi, ma come allora avrebbero dovuto vincere.

Daniele Silvestri – A bocca chiusa : voto7 e 1/2  Silvestri è un artista. Ha qualcosa da dire, lo dice bene. E poi ha sempre delle trovate geniali per Sanremo. Una canzone di protesta ma cantata con classe, senza urlare: emozionante.

Annalisa – Scintille : voto 4 – Prima copiava Meg. Ora Nina Zilli, Una ragazza che ha la personalità del Times New Roman.

Togliere le maschere

Per questo San Valentino ti consiglio di provare a fare un esperimento. Vai dall’alleato sentimentale che vorresti avere più vicino e togliti almeno alcune delle tue maschere. Rinuncia a ogni finzione. Spogliati della tua corazza emotiva e cerca di fare a meno delle tue stampelle psicologiche. Corri il rischio di metterti psicologicamente e spiritualmente a nudo come non hai mai osato fare. Hai il coraggio di rivelare le verità su te stesso che si nascondono dietro le verità di comodo, superate o simulate?

(dall’oroscopo di Rob Brezsny 14/20 febbraio 2013)

Una mia impeccabile descrizione.

Pillole di (miei) sogni

Se il sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.

(…) La felicità è crescere insieme, litigare a chi ha la testa più dura e poi, pieni di bernoccoli, salire un altro gradino del nostro amore. La felicità è un appuntamento al bar a cui io arrivo in ritardo. (…) Un problema che ti assilla e che risolviamo insieme. Un braccialetto che ti regalo, una camicia che tu mi lavi.

(…) Non è poi così vero che si desidera ciò che non si è mai avuto. Quando si sta male, si preferisce ciò che ci appartiene da sempre. Ogni vittima tende a riproporre gli schemi del proprio passato (…).

(…) L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.

(…) Nel romanzo Belfagor è il nome che da bambino avevo dato al mostro che abita dentro di noi. Uno spiritaccio animato da buone intenzioni, in realtà pernicioso, perché pur di tenerci lontano dalla sofferenza ci chiude in una gabbia di paure. Paura di vivere, di amare, di credere nei propri sogni.

(…) Perché ci piacciono tanto le storie? Perché rivelano in controluce il segreto dell’esistenza.

(Massimo Gramellini, Fai bei sogni)

Il Primo stipendio

Dopo 4 mesi dalla conclusione dell’ennesimo lavoro, oggi ho finalmente ricevuto il mio PRIMO stipendio, dopo 5 anni di lavori e lavoretti MAI retribuiti.
Potrò pagarmi il pc nuovo, potrò comprarmi qualcosa di mio senza aver quel senso di colpa per aver usato i soldi di mamma e papà. Potrò mettere da parte qualche spicciolo per quel viaggio che sogno fin da quando ero bimba e per cui sto risparmiando sin dall’ultimo anno di liceo.
A 24 anni forse è un po’ tardi, ma ho gli occhi lucidi e il nodo alla gola.

Sono contenta!
(Scusate se delle dimissioni del Papa non mi importa pressoché nulla!!!!)

Un passo avanti, due indietro

Tornare a scrivere qualcosa di mio, non lo sento più un gesto che mi appartiene.

Ho rimesso l’anima in un vaso a chiusura ermetica; il fuori sta fuori, il dentro sta dentro.

La contaminazione è violenza.

Paura di soffrire

Quando noi subiamo un dolore, una sofferenza tendiamo a staccare la corda dei sentimenti, perché abbiamo l’illusione che così smetteremo di soffrire.

Ma a quel punto facciamo un’incredibile scoperta: che quella corda era anche la corda dell’amore. La corda è una sola, quando tu la stacchi non provi più niente, non soffri, ma non ami neanche più.

Quindi qual è il gesto più coraggioso che un essere umano può fare? Riattaccare la corda, accettando quindi il dolore, perché attaccandola vibrerà anche per il dolore. Ma per amore accettare di riattaccare la corda del dolore.

(cit. Massimo Gramellini a Le invasioni Barbariche, puntata del 6 febbraio 2013)

Signs of Paperman

Meravigliose somiglianze.

Generazione sazia

Val la pena pensarci (da leggere tutto!)

La saggissima Meredith descrive la generazione nata fra gli anni Ottanta e il Duemila. “Post-ottimista”, dice. Fragile, rassegnata, indifesa. Malata di una rabbia debole, la rabbia schiumosa e inutile dei “mi piace” su Facebook. Incapace di partecipare alla vita pubblica perché convinta di farlo dal computer di casa, e soprattutto ossessionata da proprio profilo. Istruita fin dall’asilo a comunicare correttamente le proprie caratteristiche, premiata per l’originalità delle opinioni assai più di rado per l’incidenza delle azioni, dissuasa dal conflitto, educata alla mediazione, istruita al pragmatismo che è il contrario dell’utopia, dunque nemica delle passioni tra le quali si annoverano lo sdegno e l’ira, cresciuta con le tariffe “io e te” nell’amore su schermo a distanza, estranea alla rabbia giusta, quella che dalla notte dei tempi – dalla cacciata di Adamo ed Eva fino alle rivoluzioni di piazza contro le odierne tirannie – sana l’ingiusto, o prova a farlo. Convinta di esserci quando si limita ad approvare, o a rimuovere: “nascondi”, dice il tasto con cui disapprovi o non partecipi on line. Nascondi, rimuovi alla vista. Indirizzata a studiare “scienza della comunicazione”, facoltà che illustra i metodi più efficaci per la diffusione della parola, per la formazione di un curriculum dotato di fotogallery, possibilmente di video da scaricarsi su Youtube. Sostanzialmente inerte, troppo veloce per trattenere alcunchè, non solidale né responsabile giacchè entrambe le categorie prevedono una condivisione di fini che laddove il fine è impercettibile – irraggiungibile, utopistico, chimerico – si risolve in uno spreco di energia.

Tratto dall’articolo Generazione Sazia, di Concita de Gregorio

Il silenzio della neve