Archivi Mensili: dicembre 2012

Come l’ombra delle nuvole sulla superficie di un lago

Adoro i libri, perché riescono a parlare di me, meglio di me.
Spesso, mentre eravamo in piedi o seduti in mezzo a una folla di gente vestita in modo impeccabile, lei mi appariva totalmente distaccata, persa in un mondo tutto suo. I suo occhi erano rivolti all’interno, e le osservazioni fatte da chi la circondava la sfioravano appena, scivolando su di lei come l’ombra delle nuvole sulla superficie di un lago. Sorrideva quando qualcuno le faceva notare che sembrava distante, e diceva di essere, come al solito, soprappensiero.
(…) Stava lottando contro una corrente che la trascinava dentro di sé, e dal suo sorriso traspariva la paura di essere risucchiata nei propri abissi, dove sarebbe rimasta intrappolata, soffocata.
(…) Volevo consolarla, accompagnarla dentro la sua mente perché si sentisse meno sola.
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La forza di ritrovare il Natale

Sono Storie

norman-rockwell-a-christmas-homecoming-1948A questa data, di solito la mia casa è inzeppata di luminarie, babbini Natale, pastori e zampognari. Dallo stereo, incombono Bing e Elvis in salsa festiva come si rispetti nella casa di un christmas-maniac.

E poi ci sono i post “vischiosi” sul blog : le versioni a fumetti di Christmas Carol, le storie dei grandi illustratori delle festività, qualche foto sul tema…

Invece quest’ anno è andata diversamente. Purtroppo.

L’ultimo mese è trascorso in posti poco piacevoli, con angeli in camice bianco e flaconi di antibiotici, pilloline e ammenicoli derivati.

Non so se sia davvero finita. Lo spero ma non posso saperlo. Stamattina ho  spalancato le finestre di casa, per fare entrare aria fresca e cancellare l’odore di disinfettante nelle narici, il senso di  fragilità appicicato alla pelle.

Non ho voglia di scrivere di più a riguardo. Ora salirò in soffitta a prendere gli scatoloni, quando il cucciolo ancora dorme, perché voglio che trovi l’albero…

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Che cos’è il domani?

Domani inizia un giorno che nessuno ha mai vissuto.

(cit. Roberto Benigni)

Le accuse della notte

Spero sempre che arrivi in fretta la notte per dare pausa alla mente. Per smettere di pensare e avere un po’ di tregua dalla vita.

Troppo spesso invece la notte  porta con sé i mostri del giorno, li trasforma, li modella in paure nitide e desideri scolpiti che tento di strangolare, ma che un subconscio traditore mi sbatte in faccia.

Quando arriverà quel giorno in cui riuscirò a liberarmi da un’ansia, da una malinconia, da una nostalgia ormai sorelle senza cui non mi riconosco.

Quando arriverà il momento che potrò guardarmi intorno, incrociare i sorrisi, sfiorare gli occhi di chi avrò accanto, sospirare e accorgermi d’essere finalmente serena?

L’ultimo tradimento

Poi ti rendi conto che era l’anniversario della morte di una persona cui hai voluto molto bene. E per un pelo non te ne sei scordato, facendo la telefonata giusta solo alle nove di sera. E poi sopravviene un sentimento di stupore, di come possa succedere una cosa così, ma serve giusto per nascondere un po’ la rabbia di questo dimenticare, di questo allontanarsi non del dolore, che da qualche parte rimane incistato come un pelo maligno, ma del pensare “a”. Che poi è l’ultimo tradimento che si può fare a chi se n’è andato, la rottura dell’ultima promessa, e viene regolarmente consumato.
(cit. da un amico Facebook)

Ricordo…

Tra delicatezza, nostalgia e malinconia.