Archivi Mensili: novembre 2012

Quale violenza?

La violenza sulle donne non è mai solo quella fisica.

In generale, violenza sulla donna è convincerla che senza il proprio uomo la sua vita sia peggiore e vuota. Che senza lui, non si possa provare vera gioia, puro desiderio, massimo appagamento, passione. Violenza è indurla in stato di dipendenza psicologica che, giorno dopo giorno, la convinca di poter amare solo lui e di non poter spiccare il volo.

Gli uomini sono cattivi e fanno danno anche quando non alzano un dito contro il quale esporre denuncia.

Grazie a un’amica di Facebook.

Annunci

Non si può imparare ad amare

La meraviglia delle parole di Z. Bauman!

Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Zygmunt Bauman sull’argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro Cose che abbiamo in comune, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

Cos’è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?

“Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L’amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”.

Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all’infedeltà…

“Nessuno è “condannato”. Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio”.

Eppure lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.

“L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l’amore ripaga quest’attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni”.

Oggi viviamo più relazioni nell’arco di una vita. Siamo più liberi o solo più impauriti?

“Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma sono in conflitto tra loro. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano”.

Lei però è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?

“È la prospettiva dell’invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di “novità”. Quella “novità” che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta”, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso”.

Abbiamo finito per trasformare i sentimenti in merci. Come possiamo ridare all’altro la sua unicità?

“Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L’amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore. Non troveremo l’amore in un negozio. L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana”.

Forse accumuliamo relazioni per evitare i rischi dell’amore, come se la “quantità” ci rendesse immuni dell’esclusività dolorosa dei rapporti.

“È così. Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l’illusione di avere tante “seconde scelte”, che ci ricompensino dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all’altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. “L’amore esclusivo” non è quasi mai esente da dolori e problemi  –  ma la gioia è nello sforzo comune per superarli”.

In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?

“È richiesta una volontà molto forte per resistere. Emmanuel Lévinas ha parlato della “tentazione della tentazione”. È lo stato dell'”essere tentati” ciò che in realtà desideriamo, non l’oggetto che la tentazione promette di consegnarci. Desideriamo quello stato, perché è un’apertura nella routine. Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un’imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente”.

Lei però scrive: “Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte “. Ci si innamora una sola volta nella vita?

“Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può “imparare ad amare”, come nessuno può “imparare a morire”. Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento “.

Nel ’68 si diceva: “Vogliamo tutto e subito”. Il nostro desiderio di appagamento immediato è anche figlio di quella stagione?

“Il 1968 potrebbe essere stato un punto d’inizio, ma la nostra dedizione alla gratificazione istantanea e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra attitudine a vivere il presente”.

I “legami umani” in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?

“Sono stati sostituiti dalle “connessioni”. Mentre i legami richiedono impegno, “connettere” e “disconnettere” è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza”.

Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?

“Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall’inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L’esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: “Viviamo insieme e vediamo come va…”. In questo caso, anche un’incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l’oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un’altra parte “.

Il vostro è stato un amore a prima vista?

“Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c’è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere, per 62 anni”.

Stabile necessità

Ah, com’è misero il destino dei viaggi

dei milanesi in terre d’oltremare

o in mezzo al mare! Ormai lo so,

lo vedo bene, la gente in viaggio non mi piace. Li preferisco quando stanno fermi

e ripetendosi raggiungono qualche dignità,

come una brutta casa che sta sempre lì,

sempre uguale a se stessa e a poco a poco

diventa un punto stabile per gli occhi

e nella tenerezza degli anni

si prende un posto di necessità.

(da Cielo, di Patrizia Cavalli)

La maledizione del silenzio

La perfezione del primo vero male

non conosce permessi né riposi.

Vigliacca e maledetta si presenta

se leggo un libro se guardo alla finestra,

se incontro amici se rispondo al telefono

e soprattutto si approfitta

del silenzio dei giorni di festa.

(da Poesie, di Patrizia Cavalli)

Orgoglio

Quanto vorrei che qualcuno fosse orgoglioso di me…

I segreti di mezzanotte

Da ascoltare in silenzio, a luce spenta, in quell’ora rivelatrice tra le undici e mezzanotte…

Votare “per la politica non come è di solito”

Non avevo ancora avuto modo di leggerlo tutto. Ora che l’ho fatto mi rendo conto che rifondare il futuro ricontestualizzando il passato non è utopia, ed è possibile farlo anche in una ventina di minuti.

Nel suo discorso, Obama ha ricucito un sogno americano con maglie che si stavano spaventosamente sfilacciando. Sono quattro pagine di speranza che batte tra un inciso e l’altro, quattro pagine in cui ha snocciolato  una costituzione.

Lo definirei un discorso di responsabilizzazione non tanto di sé, quanto dei cittadini. Splendido quando esprime l’amore per moglie e figlie, meraviglioso quando ricorda la durezza e la serietà del confronto con Romney, ringraziandolo, ma lungimirante quando si rivolge ai suoi cittadini. Non agli elettori, ma proprio a quei cittadini tutti che devono essere educati all’auto-governo (concetto quantomeno demodé): tra i nostri diritti ce n’è uno fondamentale da riportare in auge, è il diritto al dovere individuale.

E così il giorno dell’elezione non è la scelta di un “comandante in capo”, non è l’ora della deresponsabilizzazione personale, ma è una croce sulla scelta di un sistema di valori e priorità che ognuno, in prima persona, è costretto a rinnovare day by day (come direbbero là).

Stanotte avete votato per agire, non per la politica come è di solito. Ci avete eletto per concentrarci sul vostro lavoro, non sul nostro. E nelle prossime settimane e mesi, cercherò di lavorare con i leader di entrambi i partiti per rispondere alle sfide che possiamo risolvere soltanto uniti. Ridurre il deficit. Riformare il sistema fiscale. Sistemare il nostro sistema di immigrazione. Liberarci dal petrolio straniero. Abbiamo molto lavoro da fare.

Ma questo non significa che il vostro lavoro sia finito. Il ruolo dei cittadini nella nostra democrazia non finisce con il voto. Non abbiamo mai pensato a cosa l’America possa fare per noi, ma a cosa possiamo fare insieme, nel lavoro duro e frustrante, ma necessario, dell’auto-governo. Ecco su cosa siamo stati fondati.

Che altro volere ancora?

Non perderti per strada

So che può sembrare un dovuto gesto di cortesia, ma questa mail di un professore a fine collaborazione, in questi giorni un po’ difficili, per me è tutto.

Un appiglio ben piantato nella roccia.

Imparare a soffrire, imparare ad amare

Nel vecchio blog Glory11, una volta scrissi che

imparare ad amare è possibile, ma a soffrire assolutamente no.

Sono passati un paio d’anni da quando misi quelle quattro parole nero su bianco.

Credo ancora che non siamo mai addestrati abbastanza al dolore, ma non sono più così convinta che si possa imparare l’amore.

Start

Eccomi, al via del mio nuovo percorso.